|
|
dai racconti di Mauro
Corona
Voci: Claudia
Grimaz, Franco Korosek, Riccardo Maranzana
“Noi siamo alberi e gli alberi sono uomini.” Questa frase di Mauro Corona, precisa ed asciutta, che sembra incisa nel legno, può farci riflettere sul fatto che, ci piaccia o no, il nostro destino, nel bene e nel male, è legato a quello della natura. In quasi tutte le storie di Corona non manca mai un albero, che sia protagonista o semplice personaggio di sfondo, e l’autore, scultore ligneo di altissimo livello, sicuramente conosce molto bene le piante. Nei suoi racconti i destini degli uomini, degli alberi, degli animali, delle cose e dei fantasmi si intrecciano continuamente, condizionandosi gli uni con gli altri quasi a costituire un'unica identità indissolubile: il flusso inarrestabile della vita. ““tutto in natura ha un proprio carattere, una personalità, un linguaggio, un destino. Osservando e ascoltando con attenzione il creato, è possibile udire la sua voce”” E
allora qual è la voce del creato? Corona si guarda bene dal dircelo, ma possiamo ritenere che per udire quella voce sia necessario avere molto silenzio attorno a sé. Ma il silenzio è cosa rara oggi: nella nostra società grida, clamori, informazioni, effetti speciali costituiscono ormai un unico suono assordante che sovrasta tutto. In questo caos vale la pena, allora, di incamminarsi lungo un sentiero sconosciuto per perdersi in un bosco. Lì forse è possibile tendere l’orecchio e ascoltare: flebili voci, vibrazioni misteriose, frequenze sottili. Le piante ci parlano, possono raccontare molto di sé, della natura, della vita e se ascoltiamo attentamente, se abbiamo la pazienza di affinare i nostri sensi, forse possiamo sentire molte cose che ci riguardano. Un’eco lontano, un tenue riverbero che forse altro non è che il suono flebile e inascoltato della nostra voce interiore che ci sussurra qualcosa.
Riccardo Maranzana
|