Una riflessione sull’identità curda in Iraq, Iran, Siria e Turchia. Linda Dorigo ha costruito un racconto lontano dagli stereotipi, partendo da una base di dialogo comune: la montagna. Nata e cresciuta in una regione alpina, Linda ha coinvolto in maniera partecipativa le comunità che hanno realizzato disegni e mappe,  scritto poesie, donato fotografie.

Montanari, rozzi, briganti, ignoranti. Così, agli inizi del XIX secolo, i primi viaggiatori e ricercatori orientalisti in Mesopotamia hanno descritto i curdi. “Il popolo delle montagne”, con i suoi cavalli e le sue armi rudimentali, è frutto di una visione esotica che, col passare dei decenni, è stata introiettata dagli stessi curdi.
Reale o immaginata, sentita o inconsapevole, la montagna è diventato il perno intorno al quale ruota l’identità curda. Ancora oggi, sotto la spinta della propaganda politica, quando i curdi parlano della propria identità di popolo oppresso dicono «non abbiamo altri amici se non le montagne».
Negli ultimi anni la narrativa nei loro confronti si è ammorbidita, elevandoli a coraggiosi guerrieri e guerriere della lotta all’Isis. Ma se il valore di un popolo muta in base all’importanza che la geopolitica gli attribuisce, quello che non è cambiato in oltre 200 anni è la relazione tra i curdi e la montagna.

Imaginary Mountains è un invito alla riflessione sull’identità curda in Iraq, Iran, Siria e Turchia. Linda Dorigo ha iniziato questo progetto nel giugno 2014, con l’intento di costruire un racconto lontano dagli stereotipi pre-esistenti e da quelli prosperati con l’ascesa dello Stato Islamico. Per farlo è partita da una base di dialogo comune: la montagna.
Nata e cresciuta in una regione alpina, Linda ha da subito trovato elementi condivisi su cui lavorare. In quattro anni di viaggi e ricerche tra Iraq, Iran, Siria e Turchia, si è immersa nelle storie di famiglie, amici, fidanzati e bambini. Tridimensionale e carica di contrasti, la vita di queste persone viene raramente sfiorata dai giornali, e ancor meno di frequente i curdi hanno la possibilità di esprimere una personale visione del mondo.
Il lavoro sul campo ha incluso il coinvolgimento delle comunità in maniera partecipativa. Invitati a riflettere sulla montagna, sulla propria identità, sulla storia della propria terra, i curdi hanno realizzato disegni, mappe, scritto poesie, donato fotografie e materiali d’archivio. Un racconto corale necessario per evitare di ricadere in una nuova narrazione fatta “da fuori”, in cui gli stessi protagonisti non avrebbero trovato voce.

La mostra è visitabile fino al 27 ottobre negli orari di apertura del teatro

organizzazione: Bonawentura

Ingresso libero

 

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