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SENZA UN SOLDO

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Senza un soldo si ispira all’autobiografia, pubblicata nel 1933, di George Orwell “Senza un soldo a Parigi e Londra”.
Il testo, che va in scena per la prima volta, nasce come un interessante discorso dialettico sul testo di Orwell tra l’ideatrice Sabrina Morena, l’autore del testo Giuseppe Nicodemo, la regista e drammaturga Marcela Serli e gli attori Laura Bussani e Francesco Godina.
In questa dramedy (o tragicommedia o commedia amara, che dir si voglia) si vedono due attori Franco e Lorena che, durante le prove dello spettacolo sul testo di Orwell, si incontrano e si scontrano sulla loro vita, sulle loro esperienze personali di nuovi poveri, perché la povertà è un concetto complesso, non è solo migranti e vagabondi, ma è anche precarietà, non riuscire a pagare le bollette, non avere la certezza del futuro. E in questo, Orwell è un nostro contemporaneo; dopo cent’anni la situazione sembra identica, se non peggiore: “la differenza tra ricchi e poveri sta solo nel reddito”.  Gli attori Franco e Lorena vivono le scene dello spettacolo mescolandole al loro presente, un presente che si ripete in un loop infernale. Sono intrappolati in un mondo distopico successivo al 1984, posseduti, a momenti, dall’anima dei personaggi delle loro storie, per poi tornare a piangere e sorridere allo stesso tempo e con lo spettatore sul tedio e il casino della povertà, perché, come ci viene chiarito ne Il Gattopardo, “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. E sembra proprio che nulla sia cambiato dagli anni ’30, sempre governati dagli animali in un eterno 1984 che controlla le nostre vite, dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sono sempre più poveri. L’unica consolazione, come dice Orwell, è che il nostro Paese “è un posto bellissimo, se non si è poveri”.

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