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Concerto del duo
GIANMARIA TESTA – PAOLO FRESU

GIANMARIA TESTA – chitarra, voce
PAOLO FRESU – tromba, flicorno

RITRATTI ITALIANI
in abbonamento / SATIRA E MUSICA

Un duo inedito di due grandi solisti. Un cantautore poeta che fa della “canzone nuda”, ridotta alle sue linee essenziali di melodia, armonia e testo, il suo vero punto di forza, e un musicista che sa ‘cantare’ con il suo strumento e conosce bene il valore e l’importanza delle parole. Gianmaria Testa e Paolo Fresu.
Gianmaria e Paolo condividono un’identica passione per la musica bella e molte affinità. Si sono incontrati più volte nel corso di questi anni: insieme, ad esempio, partecipano tutt’ora all’Omaggio a Leo Ferrè pensato dal pianista Roberto Cipelli ed insieme hanno preso parte ad un progetto ideato da Gianni Coscia con l’Orchestra Sinfonica di Alessandria.
Ma questa è una storia diversa, non più collaborazioni a progetti di altri, ma un duo tutto loro, intimo e intenso, pieno di atmosfera. Tromba, chitarra, un po' di elettronica e voce. Nient’altro.
Un concerto basato essenzialmente sulle canzoni di Gianmaria Testa, quelle passate e quelle nuove, ma anche -e soprattutto- sul piacere di suonare assieme. Nuovi arrangiamenti, nuove suggestioni, nuove e inedite atmosfere.

Gianmaria Testa, classe 1958, è italiano, italianissimo, vive e lavora a Cuneo in Piemonte, eppure c’è voluta la Francia per scoprirlo. Da quando ha mandato al Festival di Recanati la sua cassetta registrata chitarra e voce, vincendone il primo premio una prima volta nel ’93 e poi di nuovo nel ’94, sono passate un bel po’ di cose: sei dischi -Montgolfières (1995), Extra-Muros (1996), Lampo (1999), Il valzer di un giorno (2000), Altre Latitudini (2003) e l’ultimo Da questa parte del mare (2006)-, più di 1000 concerti in Francia, Italia, Germania, Austria, Belgio, Canada, Stati Uniti, Portagallo, quattro serate tutte esaurite all’Olympia e una lunga teoria di articoli omaggianti sui principali giornali (“Le Monde” in testa).
In Italia il percorso è stato un po’ più complicato e difficile perché condotto davvero senza compromessi, con pochissime apparizioni Tv o passaggi radiofonici e nessun tipo di pubblicità. La sua vera forza è stata ed è ancora il passaparola. Chi va ad un suo concerto non riesce a dimenticarlo: l’emozione nasce palpabile e si divide tra tutti; Gianmaria scherza coi suoi musicisti ed è naturalmente comunicativo; i testi sono belli, sono semplici, sono piccole poesie che parlano della vita e che vivono anche al di là della musica; e lei, la musica, insieme ad una voce che si muove tra rauche asprezze e teneri velluti, i testi li trasporta, li puntualizza, li sottolinea.
Il 13 ottobre 2006 è uscito il suo nuovo lavoro discografico, DA QUESTA PARTE DEL MARE, un concept album totalmente dedicato al tema delle migrazioni moderne, una riflessione poetica, aperta e senza demagogia sugli enormi movimenti di popoli che attraversano questi nostri anni. Sulle ragioni, dure, del partire, sulla decisione, sofferta, di attraversare deserti e mari, sul significato di parole come “terra” o “patria” e sul senso di sradicamento e di smarrimento che lo spostarsi porta sempre con sé. A qualsiasi latitudine.

Paolo Fresu è un sardo che ha conquistato il mondo. E’ nato e ha passato la sua vita, prima che la musica lo portasse via, in un piccolo paese del nord della Sardegna che ora, grazie a lui, è diventato la sede di un importante e frequentatissimo festival jazz estivo (“Time in jazz”), Berchidda.
Paolo Fresu è un poeta della tromba ormai conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.
Ha scoperto il jazz nel 1980, ha iniziato la sua attività professionale nell’1982 e già nel 1990 ha vinto il premio “Top Jazz 1990” come miglior musicista italiano, miglior gruppo (il 'Paolo Fresu Quintet') e miglior disco (Live in Montpellier): pochi elementi, ma sufficienti a capire che Fresu è un tipo di quelli che bruciano le tappe. Inarrestabile, vulcanico.
Al di là del territorio privilegiato del jazz, non c’è campo in cui non si sia cimentato: teatro, danza, cinema, televisione, canzone e musica leggera, arte, giornalismo, insegnamento.
Ha inciso oltre 180 dischi dei quali circa una ventina a proprio nome ed altri con collaborazioni internazionali, ha partecipato a innumerevoli festival, avuto riconoscimenti italiani e internazionali (uno su tutti, il “Django d’Or”, l’Oscar europeo della musica, vinto due volte, nel ‘96 come miglior musicista di jazz europeo, e nel 2001 come miglior musicista internazionale con l’opera Mélos edita dalla BMG Francia).