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Pasolini - 2 novembre 1975

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Il Pasolini di Zigaina

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Nella notte tra il primo e il 2 novembre di 50 anni fa moriva a Ostia Pier Paolo Pasolini. Fu un agguato neofascista, una notte di sesso finita male, un omicidio legato al furto dei negativi di Salò o a quanto scritto dal poeta sull’Eni e su Cefis in Petrolio? Le ipotesi avanzate in questi anni sono diverse. La più controversa, la più scandalosa e, per certi versi, “politicamente scorretta” si deve al pittore Giuseppe Zigaina che fu amico di Pasolini. Secondo l’artista, Pasolini avrebbe organizzato la sua morte come una sorta di estrema rappresentazione artistica, un atto rituale anticipato dai suoi testi.

“Nessun altro poeta come Pasolini – si legge nell’enciclopedia Treccani – ha messo in scena, costantemente provandola e riprovandola in parole come sarà nei fatti, la propria morte”. L’autore della voce avvicina Pasolini alla figura di Cassandra. Zigaina fa un passo in più: Pasolini non leggeva nel suo futuro come una Cassandra ma avrebbe descritto la propria morte perché in qualche modo ne è stato il regista.

Una tesi, quella di Zigaina, supportata da uno studio durato trent’anni non solo sulle opere di Pasolini (compresa l’opera pittorica) ma anche sulle letture del poeta.

In questi giorni l’editore Marsilio ripubblica nella collana tascabile Feltrinelli Hostia di Giuseppe Zigaina, già uscito nel 1995 con una nuova prefazione di Cesare De Michelis.

Del libro parleranno Elvio Guagnini, critico letterario, saggista e professore emerito dell’Università degli Studi di Trieste e Ilario Quirino scrittore e medico legale. Modera l’incontro Marco Puntin.

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