Festival e Rassegne

PEQUOD itinerari di letteratura e giornalismo

LO SCRITTORE SENZA NOME

Mosca 1966, processo alla letteratura

LO SCRITTORE SENZA NOME Featured Image

primo appuntamento della rassegna PEQUOD – Itinerari di letteratura e giornalismo

presentazione del libro e incontro con l’autore Ezio Mauro (Feltrinelli, 2021)
intervengono Federica Manzon e Enzo D’Antona
quadri scenici con Paolo Fagiolo e Ivan Zerbinati

I diversi destini di due amici e intellettuali dissidenti: Andrej  Sinjavskij e Julij DanieI’ e il grottesco e clamoroso processo accusatorio alla letteratura che si tenne a Mosca nel febbraio del 1966. Il libro di Ezio Mauro è un racconto “della disperazione e della dignità, dal fondo dell’abisso totalitario sovietico. Ma è anche un’indagine sul potere”.

Da una parte due uomini soli. Dall’altra un potere anonimo e totale, invisibile e assoluto, con un compito metafisico: dosare la scrittura a uno scrittore, la notorietà a un autore, il cognome a un uomo, l’identità a una persona.
Andrej Sinjavskij era soltanto la metà di una storia. L’altra metà si chiamava Yulij Daniel’. Insieme, i due scrittori russi sfidarono il regime sovietico con l’arma più potente e più temuta – la parola – pubblicando i loro libri in Occidente con gli pseudonimi di Abram Terz e Nikolai Arjak. Insieme, a soli quattro giorni di distanza, furono arrestati dal Kgb e nel ’66 giudicati in un processo che diventò uno scandalo mondiale, il primo dopo la caduta di Chruscëv e delle illusioni riformiste. Per loro la condanna fu quasi identica, cinque e sette anni di carcere e lavoro forzato nel gulag. Su entrambi, l’ultimo giorno del processo risuonarono le parole del giudice istruttore, la sua certezza impenetrabile: “Può darsi che fra vent’anni avrete ragione voi, ma per il momento sono io che ho ragione”. Poi il potere sovietico pensò di rompere il filo di quell’amicizia intellettuale tanto profonda da trasformarsi in politica, e tanto forte da tradurla in opposizione: aprì a Sinjavskij la via dell’esilio, mentre Daniel’ restava confinato in patria. Sinjavskij viveva a Parigi, insegnava alla Sorbona e i suoi libri si dovevano fermare all’immenso confine dell’Urss. Così lo scrittore veniva proibito nel suo Paese fino a essere dimenticato. Più difficile la partita a scacchi tra il potere e Yulij Daniel’. Lui viveva in patria, dopo il campo era tornato a Mosca in una casa vicino alla stazione Sokol del metrò. Non svolgeva alcuna attività sospetta. Ma la sua vita, il suo nome, la sua identità lo confermavano intellettuale per sempre e dissidente in eterno. Sul suo nome calò un’ombra. Ma lui, continuamente, tra sé e sé ripeteva: Julij Markovic Daniel’, scrittore e traduttore, già condannato per attività antisovietiche, uscito dal gulag, residente a Kaluga, vivente a Mosca, via Novaja Pishanaja, ingresso 3, piano secondo, appartamento numero 52. Tutto questo, per colpa di due libri.

Sulle assi di legno del palco del Miela non risuoneranno i passi del capitano Achab, ma voci di attori. I piccoli “quadri scenici” che accompagnano l’incontro mettono in scena alcuni momenti salienti riferiti al libro e agli argomenti affrontati. Dialoghi o brevi monologhi che invitano il pubblico ad entrare in contatto con le parole in modo emozionale e accompagnati da materiale multimediale: fotografie, spezzoni di film e  musiche che si riferiscono all’epoca o al tema trattato.

Ezio Mauro entra nel mondo della carta stampata nel 1972 collaborando con la “Gazzetta del Popolo” di Torino, occupandosi soprattutto del terrorismo nero degli anni di piombo. Nel 1981 passa a “La Stampa”. Dal 1988 lavora per la “Repubblica” come corrispondente da Mosca, per tre anni racconta la grande trasformazione della perestrojka, viaggiando nelle repubbliche dell’Unione Sovietica. Nel 1990 torna a “La Stampa” assumendo l’incarico prima di condirettore, poi di direttore. Nel 1996 diventa direttore de “la Repubblica”, svolgendo questo ruolo fino al 2016.

Federica Manzon scrittrice, con Di fama e di sventura ha vinto il Premio Rapallo Carige, il Premio Campiello Selezione Giuria dei Letterati e il Premio Asti d’Appello). Il suo libro più recente è Il bosco del confine (2020). Ha curato l’antologia I mari di Trieste (2015). I suoi racconti e interventi sono apparsi in diverse riviste, testate, antologie. Ha lavorato come editor della narrativa straniera per Mondadori, e attualmente è responsabile della didattica per la Scuola Holden. Collabora con l’organizzazione del festival letterario Pordenonelegge, e con il quotidiano di Trieste “Il Piccolo.

Enzo D’Antona inizia la sua carriera alla redazione del quotidiano “La Sicilia”. Nei primi anni Ottanta è cronista al giornale “L’Ora” di Palermo, dove ricopre anche il ruolo di responsabile del settore economia. Dal 1987 al 1997 lavora a Milano, al settimanale “Il Mondo”, occupandosi prevalentemente di inchieste sugli intrecci tra gli affari, la politica e la criminalità organizzata. A “la Repubblica” è presente dal 2005 al 2009 come capo della redazione di Palermo e poi caporedattore all’ufficio centrale di Roma. Ha diretto “la Città” di Salerno e “Il Piccolo” di Trieste. Attualmente è il presidente di Bonawentura/Teatro Miela.

organizzazione: Bonawentura in collaborazione con la Libreria Caffé San Marco

Ingresso libero. Super green pass e mascherina FFP2 obbligatori. Prenotazione consigliata: c/o bigietteria del teatro (tel. 0403477672) tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00.