Teatro e Cabaret
incroci teatrali / classici rivisitati

L’OPERA(rock) DA 4 SOLDI

ovvero come avrei fatto l’Opera da 3 soldi se avessi avuto i soldi per fare l’Opera da 3 soldi

L’OPERA(rock) DA 4 SOLDI Featured Image

dall’opera di John Gay, Bertolt Brecht, Francois Villon e Kurt Weill
di e con Massimiliano Loizzi
adattamento e drammaturgia di Massimiliano Loizzi
una produzione Teatro della Cooperativa in collaborazione con Mercanti di Storie

Una moderna rilettura di uno dei testi più corrosivi di sempre: un monologo a più voci per raccontare gli emarginati e gli sfruttati di oggi in una riscrittura, in bilico fra satira e poesia, di Loizzi che adatta Brecht che aveva adattato Jonh Gay che aveva adattato i racconti popolari.

Una narrazione teatrale dove il racconto di come Loizzi avrebbe voluto mettere in scena la storia di Mackie Messer, si intreccia e trasforma nelle scene stesse dell’Opera e nelle sue canzoni, facendosi interprete di alcuni fra i monologhi più noti e toccanti dei protagonisti dell’opera, vedremo Loizzi nei panni di Mack the Knife, Peachum e Brown la tigre, nonché in riscritture tratte dai testi originali e nuovi arrangiamenti di alcune delle canzoni più note. Il tutto mescolandosi alla narrazione delle disavventure e complicazioni che hanno impedito la messa in scena, in una riflessione meta teatrale sulla condizione del teatro oggi e della sua necessità; in una continua apertura e chiusura della quarta parete, in uno spettacolo che mischierà volutamente differenti stili di narrazione: la satira, il teatro civile, la prosa, il melodramma, il teatro di narrazione, il teatro-canzone. Insomma, un’opera… da quattro soldi.

Un feroce atto d’accusa alla società capitalista, ritratta come una banda di delinquenti, ruffiani e meretrici, con l’intento, oggi come allora, di smuovere le coscienze sull’infame destino delle classi proletarie e sottoproletarie ovvero “migranti” o “extra-comunitari”, a seconda della moda giornalistica del momento: “L’apparenza del divertente che diventa allarmante: l’evasione piacevole che diventa spiacevolezza e aggressione, diretta o indiretta”. G. Strehler

Avrei potuto chiamarla “L’Opera del migrante” evocando quell’ “Opera del mendicante” di John Gay da cui il capolavoro di Brecht fu tratto, in un continuo divenire quale è il senso stesso di queste opere (appunto): raccontare un universo brulicante di miseria e dolore, con la maschera dell’intrattenimento e della satira. Ma seppure i nostri tempi si adatterebbero perfettamente ad una sua rilettura in chiave contemporanea – e quale miglior paese se non il nostro per raccontare un mondo distopico e polarizzato in cui i migranti, e più in generale gli “stranieri”, sono feccia
e carne da macello? -, sono pur sempre figlio e protagonista di una crisi economica, umana, sociale e climatica, quindi non mi resta che raccontarvi come avrei fatto l’Opera da tre soldi se avessi avuto i soldi per fare l’Opera da tre soldi.

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