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CONVIVERE CON AUSCHWITZ

Tra guerra e pace

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Nell’ambito della Settimana della Memoria, giovedì 25 gennaio 2024, presso il Teatro Miela di Trieste, si terrà la decima edizione del Convegno multidisciplinare  “Convivere con Auschwitz”.
Alle ore 15, dopo il saluto delle autorità accademiche, aprirà i lavori Miriam Spizzichino, nipote di Settimia Spizzichino, unica donna sopravvissuta alla deportazione ad Auschwitz di 1023 civili di origine ebraica, seguita al rastrellamento nazifascista di Roma di 1253 persone del 18 settembre 1943.
È prevista la partecipazione di relatori da diversi atenei nazionali.
Saranno presentati filmati, incluso il recente video sulla prima toccante visita, dal ’44, di Tatiana Bucci (LHC Units) al Silos della Stazione di Trieste, da dove partì per Auschwitz con tredici familiari di cui tre soltanto hanno fatto rientro.

Modera l’evento il giornalista Pierluigi Sabatti.

Direzione Scientifica: Mauro Barberis, docente di Filosofia del Diritto, Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione, Università di Trieste
Organizzazione: Gianni Peteani, presidente Comitato permanente Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d’Italia Deportata Auschwitz 81672
Coordinamento: Giovanni Fraziano, già docente di Composizione Architettonica e Urbana, Dipartimento di Ingegneria e Architettura, Università di Trieste, presidente dell’Associazione Stazione E. N. Rogers
Interlocutore rapporti internazionali: Alessandra Riccardi, docente di Lingua e traduzione tedesca, Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione Università di Trieste

ore 15.00:
saluto Autorità accademiche

ore 15.05
moderatore PIERLUIGI SABATTI giornalista

ore 15.10:
apertura lavori
MIRIAM SPIZZICHINO
Mia zia Settimia Spizzichino

Unica donna sopravvissuta alla deportazione ad Auschwitz seguita al rastrellamento nazifascista di Roma del 16 ottobre 1943.
Furono 1259 – 689 donne, 363 uomini e 207 bambini – le persone rapite nelle proprie abitazioni. Ammassate nei carri bestiame, partirono in 1022 alla volta di Auschwitz. Sopravvissero in 16: 15 uomini, una donna – Settimia Spizzichino – e nessun bambino/a.
Docufilm “Settimia Spizzichino”

ore 15.45:
GIANNI PETEANI
presidente Comitato permanente Ondina Peteani, Prima staffetta partigiana d’Italia Deportata Auschwitz 81672
Convivere con Auschwitz anno 10°
Auschwitz grava sulla conoscenza umana: questo è l’assunto fondante di un convegno che coinvolge tutta l’istituzione universitaria, caratterizzato dall’elemento innovativo della multidisciplinarietà come entità di confronto e interscambio, nella ricerca di risposte e nella formulazione di un monito come argine alla potenziale reiterazione del Crimine in ogni sua declinazione. Dieci anni di testimonianze, visioni e prospettive per comprendere e divulgare il primato di una cultura di pace.

ore 16.00:
MAURO BARBERIS
docente di Filosofia del diritto Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione Università degli Studi di Trieste
Il conflitto israelo-palestinese nel tempo profondo dell’evoluzione
Dopo l’orrore per la strage consumata da Hamas il 7 ottobre, e l’indignazione per i bombardamenti israeliani di Gaza, il conflitto israelo-palestinese merita forse analisi meno scontate. Come la guerra scatenata dall’invasione russa dell’Ucraina, così anche il conflitto nella faglia mediorientale, ai confini fra Occidente e Oriente, per essere compreso e avviato a soluzione ci chiede di essere collocato nel tempo profondo dell’evoluzione umana. Ma forse basterebbe di meno. Forse, è sufficiente ripassare la preistoria dei Sapiens, o anche solo rileggere la Bibbia.

ore 16.15:
GIOVANNI FRAZIANO
già docente di Composizione architettonica e urbana Dipartimento di Ingegneria e Architettura Università degli Studi di Trieste
Presidente dell’Associazione Stazione E. N. Rogers
Chiedilo alla polvere
Libere considerazioni sull’architettura, sull’uomo e sul mondo a partire da vecchi e nuovi scenari postbellici.

ore 16.30:
ROBERTO MEZZINA
vice presidente World Federation for Mental Health
Crimini di guerra, crimini di pace. Franco Basaglia a 100 anni dalla nascita
L’esperienza del carcere del giovane Basaglia e la metafora del Lager nella lettura del manicomio, da Gorizia a Barbacena (Brasile). L’internamento della miseria e l’esclusione sociale definiscono i crimini di pace. La salute mentale ancora oggi si iscrive tra sofferenze e disuguaglianze, in un tempo segnato dalla guerra.

ore 16.45:
ROBERTO D’AMBROSI
architetto
Elettroshock: testimonianza

ore 17.00:
TOMASO MONTANARI
rettore dell’Università per Stranieri di Siena, docente di Storia dell’Arte moderna
L’Italia ripudia la guerra
Articolo 11 della Costituzione: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

ore 17.15:
GIUSEPPE IERACI
docente di Scienza della politica Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali Università degli Studi di Trieste
La crisi Medio – orientale e la Pace perpetua di I. Kant
La crisi Medio-orientale è legata al conflitto tra gli stati, tra le etnie, tra le religioni. È possibile pensarla fuori da questo schema concettuale stato-etnia-religione? Il mondo Medio-orientale è, da questo punto di vista, un “mondo vecchio”, che non ha saputo e potuto uscire dallo schema. L’utopia di Kant offre forse una visione nuova e una via d’uscita?

ore 17.30:
VANJA STRUKELJ
già docente di Storia della critica d’arte Università degli Studi di Parma
I disastri della guerra di Goya: un modello di racconto
Ripercorrere la vicenda critica di un “testo” complesso come I disastri della guerra di Goya, tenendo conto di citazioni, recuperi, evocazioni così ricorrenti nella cultura visiva del Novecento può essere lo spunto per una riflessione più ampia sulla persistenza di modelli di racconto, di cui forse non siamo pienamente consapevoli. Nel nostro modo di “guardare” la guerra, di leggere le immagini che “narrano” la guerra quanto incide il nostro sistema di riferimenti visivi: da Goya al Picasso di Guernica, da Robert Capa all’Apocalypse Now di Coppola/Storaro? E cosa cambia oggi rispetto a questa tradizione per le nuove generazioni?

ore 17.45:
SABINA PASSAMONTI
docente di Biochimica Dipartimento di Scienze della Vita Università degli Studi di Trieste
Fame e sete: crimini contro l’umanità
La fame e la sete causano sofferenza fisica e psicologica, che non si risolve completamente al cessare della privazione. Gli studi eseguiti sulle vittime dell’Inverno della fame in Olanda (1944) o della Grande fame in Grecia (1941-1944), decadi dopo il ritorno alla normalità, mostrano che le conseguenze fisiche e mentali di un periodo anche limitato di restrizione sono inaspettate e permanenti. Qualsiasi atto che deliberatamente infligga fame e sete a una popolazione è un crimine contro l’umanità, ai sensi di quanto stabilito dalla Corte penale internazionale e dimostrato dai dati scientifici.

ore 18.00:

EDOARDO MILOTTI
docente di Fisica sperimentale Dipartimento di Fisica Università degli Studi di Trieste
In cosa consiste la “responsabilità morale degli scienziati”?
Il recente film Oppenheimer ha riportato d’attualità il tema della “responsabilità morale degli scienziati”, con particolare riferimento al tema della bomba atomica. Il problema etico della “responsabilità morale degli scienziati” si può allargare ad altri campi scientifici e tecnologici, come la biologia molecolare e l’intelligenza artificiale. L’argomento sarà introdotto seguendo la falsariga di un provocatorio saggio di Max Delbrück.

ore 18.15:
MAURIZIO PRATO
accademico dei Lincei già docente di Chimica organica Università degli Studi di Trieste
Introduzione MATTEO GUIDOTTI
Istituto di Scienze e Tecnologie Chimiche “Giulio Natta” di Milano
I danni a lungo termine delle guerre sulla salute umana e sull’ambiente
Nelle guerre moderne, la conduzione delle operazioni militari non solo arreca danni devastanti alla popolazione civile e all’intera società di una nazione, ma anche lascia sempre un impatto profondo e duraturo sull’ambiente e sulla salubrità delle aree dove avvengono i combattimenti. L’impiego di enormi quantità di esplosivi, di metalli pesanti presenti nelle munizioni (piombo, arsenico, mercurio), di sistemi d’arma sempre più complessi, spesso contenenti specie chimiche tossiche o inquinanti, può lasciare nell’ecosistema tracce importanti, i cui effetti negativi possono essere osservati anche anni o decenni dopo la fine di un conflitto. A ciò si aggiunge il rischio di colpire in modo accidentale, durante i combattimenti, siti industriali o depositi da cui possono essere rilasciate sostanze pericolose. Dalla Prima Guerra Mondiale alle recenti cronache di combattimenti nell’Europa Orientale e in Medio Oriente, rileggeremo assieme le guerre dell’ultimo secolo anche sotto questo punto di vista.

ore 18.30:
MAURO ROSSI
responsabile EUT Edizioni Università di Trieste
My War: la muta guerra per immagini di Istvan Szegedi Szuts
Pubblicato nel 1931 a Londra da un pressoché sconosciuto pittore e grafico ungherese espatriato in Inghilterra, My War è un “romanzo senza parole” costituito da oltre duecento immagini realizzate a pennello e inchiostro, in cui l’autore rivive la propria esperienza di combattente nel primo conflitto mondiale. In bilico tra la durezza espressionista e la fluida concisione dell’arte giapponese, My War resta ancor oggi una testimonianza di assoluta originalità nella pur sovrabbondante memorialistica bellica, un antesignano del graphic novel contemporaneo e, soprattutto, un capolavoro dell’antimilitarismo.

ore 18.45:
FRANÇOISE GHISLAINE FAVART
docente di Linguistica francese Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione Università degli Studi di Trieste
Identità e sport durante il Regime di Vichy, tra storia e memoria
Il regime di Vichy, presente nella Francia centro-meridionale tra 1940 e 1944, cercò di rendersi legittimo vantando un ritorno ai valori tradizionali del lavoro, della famiglia e della patria (Travail, famille, patrie). In questo contesto, lo sport fu considerato un pilastro per la valorizzazione nazionale e internazionale del paese. Ricordiamo anche che questo governo fu all’origine di misure più che restrittive contro gli ebrei. Quale fu allora la condizione di sportivi di alto livello, francesi ed ebrei, durante la seconda guerra mondiale? Attraverso l’analisi del recente libro di Pierre Assouline, Le nageur (2023), che ripercorre la vita del campione e atleta olimpionico Alfred Nakache, rifletteremo, basandoci anche su fatti storici, sul contributo del racconto (letterario o no) nel mantenere viva la memoria.

ore 19.00:
SERGIA ADAMO
docente di Critica letteraria e Letterature comparate Dipartimento di Scienze Umanistiche Università degli Studi di Trieste
Continuare a raccontare, oltre la testimonianza
Convivere con Auschwitz significa anche convivere con l’impossibilità di dire l’orrore dello sterminio e allo stesso tempo con la necessità di continuare a raccontare. La testimonianza, pur in tutta la sua problematicità, è rimasta per molto tempo la forma privilegiata per affrontare questo doppio vincolo. Tuttavia, il passare del tempo e il venir meno dei testimoni ci pone oggi di fronte a una nuova domanda sulle modalità attraverso cui è ancora possibile abitare questo paradosso costitutivo. L’intervento proporrà una riflessione su alcuni casi, particolarmente significativi e a volte anche provocatori, che hanno proposto di superare la forma della testimonianza per esplorare e immaginare altre possibilità su cui ricostruire una memoria: dalla letteratura (da David Grossman a W.G. Sebald) al cinema (con Chantal Akerman, per esempio) fino alle arti visive contemporanee.

Diretta streaming sui canali YouTube
di Stazione Rogers e del Teatro Miela

www.stazionerogers.org