Cinema

I 1000(O)CCHI

XXII edizione

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Rieccoci, per la ventiduesima volta. Nuovamente (finalmente) a settembre, il periodo che in Italia sancisce la ripresa della stagione ­cinematografica. Come a dire: un anno che passa e uno che comincia, prima del tempo. Ecco. Per noi di I mille occhi settembre è sempre stato il momento giusto. Per rivendicare il nostro tempo. Per rallentare questo slancio prematuro dell’industria verso il futuro e proporre uno sguardo su quello che le magnifiche sorti progressive lasciano indietro, perdendone il ricordo, non dandogli peso. Per questo ci è parso fondamentale, quest’anno, tornare a una figura intellettuale di immenso rilievo, naturalmente non solo per Trieste, come Giorgio Pressburger, sperimentatore multimediale in tutto quello che è stato in grado di attraversare e animare (radio, teatro, letteratura, cinema, festival) e uomo segnato dalla Storia, quella tragica e maiuscola. Una mostra a lui dedicata dall’Associazione culturale Giorgio Pressburger accoglie gli spettatori all’ingresso del Teatro Miela, dove proietteremo una rara selezione di suoi film e un ritratto, presentato in anteprima mondiale, intitolato Il sussurro della grande voce e diretto da Mauro Caputo. Ma non solo, naturalmente: il ricordo di Nora Gregor conti­nua (a Trieste, ma anche a Gorizia con gli amici di Kinoatelje) anche quest’anno, finendo per toccare anche i due film non europei dell’attrice, l’hollywoodiano But the Flesh Is Weak e soprattutto il cileno La fruta mordida, diretto da Jacques Rémy, padre di Olivier Assayas (che ci regala una testimonianza). Anniversario importante, per un festival come il nostro, è quello del 16mm, supporto che compie 100 anni: un secolo in cui è stato usato per fare film (come il critofilm dedicato ad Antonioni), per “preservare” (come nel caso del rarissimo I Piombi di Venezia, di cui vi presentiamo l’unica versione esistente, quella francese) e a cui oggi si sta tornando, come a una materia che descrive una precisa estetica (per questo abbiamo chiamato WARSHADFILM a insegnare a studenti la pratica e a mostrarci i film che producono). Sono anche i 100 anni di Italo Calvino, il cui rapporto con il cinema non è stato lineare, e che cominciamo ad affrontare con un programma breve, intenso, che è solo un principio. Infine, il Premio Anno uno: quest’anno a Louis Skorecki, critico macmahoniano, scrittore fino e spudorato, regista cinefilo contro la cinefilia, spettatore anche della televisione (in questo senso è fondamentale, quest’anno ancor di più, la coda dei suoi amori presentati su Fuori Orario). Un maestro, con cui abbiamo avuto l’occasione di discutere, di cui vi proponiamo i film e che ci ha dato l’idea di un impegno che duri un anno intero: quello di dialoghi tra critici e cinefili, che diffonderemo online e che ci accom­pagnerà sino al 2024. A settembre, naturalmente: il tempo nostro.

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