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PEQUOD Cronache di mafia

L’ANTIMAFIA TRADITA

Riti e maschere di una rivoluzione mancata

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CRONACHE DI MAFIA
tre giornate dedicate all’impegno civile e alle lotte al fenomeno mafioso

presentazione del libro (edizioni Zolfo, 2021) e incontro con l’autore Franco La Torre
intervengono i giornalisti Attilio Bolzoni, Enrico Bellavia e Tina Montinaro (moglie di Antonio Montinaro uno dei componenti della scorta di Giovanni Falcone).

al termine dell’incontro proiezione del docufilm UOMINI SOLI di Attilio  Bolzoni   

L’ANTIMAFIA TRADITA
Riti e maschere di una rivoluzione mancata

Franco La Torre venticinque anni quando suo padre, Pio La Torre, viene ucciso da Cosa nostra, il 30 aprile 1982. A metà degli anni Novanta raccoglie il testimone dalla madre e si assume, come impegno quotidiano, di continuare la battaglia contro il sistema di potere politico-mafioso. In questo libro ci sono l’antimafia storica e quella contemporanea. Passata con il tempo l’emozione per gli omicidi eccellenti in Sicilia e le stragi dell’estate 1992, oggi l’antimafia ha smarrito la sua natura, fatica a riconoscere il nemico che ha cambiato pelle e che non si manifesta più all’esterno con la violenza delle armi.
Da qui il racconto di come la mafia – grazie al silenzio di uomini politici, giornalisti, imprenditori, magistrati, associazioni – si sia persino mascherata da antimafia. Tra queste pagine c’è anche l’atto di accusa contro un’antimafia che ha tradito il mandato originario, che si è chiusa in se stessa, sempre più consociativa e addomesticata. Eppure, in fondo a questa inquietante vicenda, Franco La Torre intravede una luce e un futuro per un’antimafia che non sia narrazione di singoli eroi ma parte della più generale battaglia per la difesa della democrazia in Italia.

UOMINI SOLI
Docufilm di Attilio Bolzoni
Pio La Torre
e Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
Sono morti venti, trent’anni fa. Giù a Palermo. Lo sapevano che li avrebbero fermati, prima o poi. Facevano paura al potere. Italiani troppo diversi e troppo soli per avere un’altra sorte. Una solitudine generata non soltanto da interessi di cosca o di consorteria. Ma anche da meschinità più nascoste e colpevoli indolenze, decisive per trascinarli verso una fine violenta. Avevano il silenzio attorno, a un passo. Pio La Torre, nel partito al quale ha dedicato tutto se stesso. Il generale Carlo Alberto dalla Chiesa nella sua Arma, lui che si pregiava di avere “gli alamari cuciti sulla pelle”. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in quel Tribunale popolato da giudici infidi. Vite scivolate in un cupo isolamento pubblico e istituzionale. Fino agli agguati, alle bombe. Un racconto collettivo scritto da Attilio Bolzoni, giornalista tra i più colti e sensibili, che ha memoria diretta di tutti e quattro i protagonisti e che da Palermo ha spiegato per decenni all’Italia personaggi e retroscena, misteri e drammi pubblici della Sicilia insanguinata e mai rassegnata.

Franco La Torre figlio di Pio La Torre, è nato a Palermo e vive a Roma. Appassionato di storia ed esperto di cooperazione internazionale, ha lavorato a lungo in Medio Oriente, Mediterraneo e Africa. Da venticinque anni si occupa di progetti europei per lo sviluppo urbano sostenibile. È stato membro dell’Ufficio di Presidenza e della Segreteria nazionale di Libera e responsabile di Libera Europa. Ha pubblicato Grazie a Dio è venerdì, 20 anni di sguardi su Gerusalemme e dintorni (Iacobelli editore, 2011), Sulle ginocchia. Pio La Torre, una storia (Melampo Editore, 2015) e con suo fratello Filippo Ecco chi sei. Pio La Torre, nostro padre (Edizioni San Paolo, 2017).

Attilio Bolzoni
inizia la sua attività giornalistica alla fine degli anni Settanta come cronista del quotidiano “L’Ora” di Palermo. Dal 1982 è stato giornalista di “la Repubblica”, lasciando questo incarico nel 2021 per collaborare con “Domani”. Autore di inchieste sulla mafia siciliana e sul Mezzogiorno d’Italia, ha firmato reportage dai Balcani a Kabul, dal Magreb a Bagdad. È scrittore, autore di testi teatrali, sceneggiatore di mini-serie televisive e regista di documentari sulla libertà di stampa e sulla mattanza dei giornalisti in Messico.

Enrico Bellavia. Caporedattore del settimanale “L’Espresso”. Giornalista dal 1994, ha iniziato la sua vita professionale come cronista del quotidiano palermitano “Il Mediterraneo”. Nel 1997 è passato alla redazione di Palermo di “Repubblica” per poi trasferirsi nella sede romana, all’ufficio centrale. Per alcuni anni è stato anche caporedattore vicario della Cronaca di Roma di “Repubblica”. Autore di numerosi libri sulle vicende di Cosa nostra – vanno ricordati “Soldi sporchi. Come le mafie riciclano miliardi e inquinano l’economia mondiale”, scritto con Pietro Grasso e “Sbirri e padreterni. Storie di morti e fantasmi, di patti e ricatti, di trame e misteri” – ha anche collaborato a “Micromega”.

organizzazione: Bonawentura

Ingresso libero. Super green pass e mascherina FFP2 obbligatori. Prenotazione consigliata: c/o biglietteria del teatro (tel. 0403477672) tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00.