Teatro e Cabaret

SPOON RIVER REMASTERS

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Spettacolo ispirato al capolavoro di Edgar Lee Masters, in cui lo spettatore incontra cinque personaggi del nostro mondo contemporaneo tra le lapidi dell’Orto Lapidario di Trieste tra sogni, ossessioni, ricordi, manie e debolezze… Cosa ci racconteranno i cari estinti che abitano il cimitero di Winckelmann Hill? E chi è il misterioso custode che sembra conoscerli così bene?

ideazione e regia di Lorenzo Acquaviva
drammaturgia Lorenzo Acquaviva e Martino Scacciati
interpreti Lorenzo Acquaviva, Veronica Dariol, Giuseppe Renzo, Andrea De Robbio, Davide Rossi. Matilde Savorosi
produzione Vitamina T ETS e Bonawentura

L’Antologia di Spoon River, il capolavoro di Edgar Lee Masters, fu tradotta in Italia da Fernanda Pivano, dopo che ne ricevette l’originale inglese da Cesare Pavese. E le costò il carcere. Come dice la Pivano stessa: “Era un libro superproibito in Italia. Parlava della pace contro la guerra, contro il capitalismo, contro in generale tutta la carica del convenzionalismo. Era tutto quello che il governo non ci permetteva di pensare e mi hanno messa in prigione e sono molto contenta di averlo fatto”.
La Nanda, come la chiamavano tutti, che avevo conosciuto al Festival di Venezia perché mi chiese, già piuttosto anziana, di accompagnarla a cercare una toilette in un afoso e affollato pomeriggio di settembre, ebbi modo di frequentarla per un po’. Non dimenticherò mai il pomeriggio passato nella sua casa di via Senato a Milano, dove mi raccontò vita, morte e miracoli della Beat Generation, su cui di lì a poco mi laureai. Mi ricordo la sua casa, in cui i libri erano stipati e incolonnati e sembravano trincee, e forse era una premonizione…
A distanza di tanti anni, questo spettacolo è anche un omaggio a lei, che tanto ha fatto per la cultura italiana e che, come tanti, è stata dimenticata. Chissà se lo spettacolo le sarebbe piaciuto…
L’Orto Lapidario è sempre stato molto ispirativo e proprio l’anno scorso, durante una replica di Approdi, mi scattò la scintilla. Perché non pensare a una Spoon River contemporanea per raccontare sogni, speranze, ossessioni, manie, debolezze di cinque personaggi ispirati al nostro mondo contemporaneo?
Ho incrociato questa mia idea con l’amico Martino Scacciati, chiedendogli una “mano drammaturgica”. È stato un bel viaggio addentrarsi nei sentimenti e nel vissuto di questi personaggi, ispirati ai cinque temi che ci hanno guidato: guerra, religione, amore, lavoro, potere. Quasi l’oroscopo del nostro mondo contemporaneo. E diciamo che attualmente le stelle non sono proprio favorevoli…
Personalmente, poi, ho voluto fare un omaggio a un altro grande scrittore con cui ho avuto modo di collaborare e che ho molto apprezzato: Stefano Benni, di cui ho riadattato il suo Sogno del muratore portandolo a Winckelmann Hill, come ho ribattezzato la collina dove è situato il Museo d’Antichità intitolato al celebre storico morto a Trieste.
Ho immaginato, poi, che gli onori di casa li facesse proprio un personaggio antico che si chiama Ed e che conosce molto bene questi cari estinti… Ma, come si dice oggi, non voglio spoilerare più di tanto…
Ho avuto come complici e compagni di viaggio, oltre all’amico Giuseppe Renzo, quattro giovani attori con curriculum già piuttosto importanti: Veronica Dariol, Davide Rossi, Andrea De Robbio e Matilde Savorosi. Insomma, abbiamo gettato un ponte tra le generazioni, come si è cercato di gettare un ponte tra il classico e il contemporaneo. Perché, forse, l’unico modo per costruire il futuro è non dimenticare il passato…
Lorenzo Acquaviva