Produzioni

SECONDO RICCARDO

liberamente ispirato al Riccardo II di W. Shakespeare

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IL PROGETTO
William Shakespeare, l’immortale drammaturgo, scrisse le sue opere in un’epoca in cui la partecipazione agli eventi teatrali era fondamentale, in quanto riconosciuto come momento di riflessione politica per immaginare insieme in che direzione potesse andare la società.
Nei teatri inglesi elisabettiani, era la normalità vedere aristocratici, commercianti, manovali, contadini assistere allo stesso identico spettacolo. Shakespeare raccontava di personaggi e situazioni note alla gran parte dei suoi concittadini così da avere a disposizione un terreno di riferimento comune per far accedere ai suoi contenuti chiunque, ovviamente grazie alla maestria della sua penna.
Con il progetto “Secondo Riccardo” la compagnia Artifragili vuole rilanciare una partecipazione attiva all’arte teatrale propria dell’epoca di Shakespeare, intesa cioè come momento di riflessione comunitaria sulla società in cui viviamo oggi. Abbiamo quindi deciso di riscrivere il Riccardo II (testo poco conosciuto, ma con una trama molto avvincente e forti tematiche politiche), a partire dall’incontro con la nostra comunità, incontrandola nei bar cittadini per discutere delle tematiche presenti nel testo attraverso attività e giochi ogni volta diversi.

LO SPETTACOLO
Una pedana prende posto all’inizio della platea, gli spettatori così possono mettersi tutt’attorno, sulle sedie disposte sul palco e sulle poltrone rimanenti in platea. Gli attori accolgono il pubblico in un’atmosfera rilassata, accompagnandoli alle sedie, dopo aver fatto qualche passo di danza assieme. 3, 2, 1… si comincia. E si percorre assieme la storia di Riccardo e di Bolimbroke (Brook nella nostra riscrittura, interpretata da un’attrice), passando attraverso le storie di Gaunt, di York, di Mowbray, di Merlo (Aumerle nel testo originale). Tutto ruota attorno a una presa di potere, ad una svolta epocale: la fine del potere concepito come di attribuzione divina e l’inizio di un potere sostenuto dal popolo. Il contesto è quello di un DJ set, per cui il pubblico è invitato a ballare durante lo spettacolo, ascoltando le parole di Gaunt in veste di vocalist, che ha deciso di togliersi la vita e ci concede il suo ultimo avvertimento. La musica diventa parte fondamentale della drammaturgia e accompagna gli spettatori tra una scena e l’altra, da un contesto ad un altro, spesso in contrasto con quello che accade. Il pubblico è chiamato a prendere parte alla vicenda in diversi momenti: il duello fra Brook e Mowbray per esempio, diventa per noi l’occasione di coinvolgere gli spettatori in una serie di giochi che porteranno all’esilio delle due.

LA STORIA
Un assassinio.
Due persone si accusano davanti al Re.
Non sanno che è proprio il Re, il colpevole.
Un abuso di potere, un esilio, una guerra persa in partenza.
Un colpo di stato.
Il cugino esiliato è tornato in patria con un esercito.
Il Re non può fare nulla se non cedergli la sua corona.
Cosa rimane sotto quella corona dorata?
Un uomo una volta convinto di essere un dio.
Ora disilluso, distrutto. Solo.
Un complotto, un assassinio.
Il vecchio Re è morto.
Il nuovo Re l’ha ucciso.
Gli attori al centro del teatro, gli spettatori attorno, pronti a partecipare a questa
storia.

Alla fine, un DJ-set.

Se vi dicessi che quel Re sono io?
Secondo voi, di cosa parla la mia storia?
Cosa significa avere il potere e cosa significa perderlo?
Cosa siete disposti a fare per strapparlo a qualcun altro?
E voi, una volta preso il comando, riuscireste a mantenere saldi i vostri princìpi?

Vi aspetto.
Baci,
Riccardo