Musica

ACI, GALATEA E POLIFEMO

Serenata a tre HWV 72 - Georg Friedrich Handel

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Aci – Maddalena De Biasi
Galatea – Emma Alessi Innocenti
Polifemo – Yuri Guerra
Mimi – Andrea Maddalozzo, Leandro Bertolo, Marta Lucchese

regia di Cesare Scarton
direzione Riccardo Doni
ideazione Donatella Busetto
Orchestra del Cenacolo Musicale
Tommaso Luison – violino di spalla
Alessandro Mele, Massimiliano Tieppo, Matteo Rozzi, Ludovica Lanaro, Elisa Franzini – violini
Alessia Turri, Michele Sguotti – viole
Giancarlo Trimboli, Cristina Vidoni – violoncelli
Mauro Zavagno – violone
Davide Giacuzzo, Andrea Bracco – trombe
Gregorio Carraro – oboe/flauto dolce
Fabiano Merlante – tiorba
Donatella Busetto – organo

Lo spettacolo rientra nel cartellone del Festival MusicAntica BAROQUE STORIES Riflessi, incroci, rivisitazioni, realizzato da BAROCCO EUROPEO di Sacile www.barocco-europeo.org in collaborazione con Epicantica e il Festival Wunderkammer-Trieste

Aci, Galatea e Polifemo HWV 72 di G. F. Händel è l’opera scelta quest’anno per dar seguito al progetto del LABORATORIO PER L’OPERA BAROCCA di creare occasione di promozione di giovani professionalità e riproposta presso i teatri della regione del repertorio barocco dell’opera, rivisto in una chiave attualizzante, con l’utilizzo delle moderne tecnologie per l’arte.
Nei panni dei protagonisti ci saranno le giovani vincitrici del Concorso Vocale indetto proprio per l’allestimento dello spettacolo e i giovani allievi della NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano contribuiranno con la loro fresca inventiva a realizzarne la scenografia, all’insegna della modernità di lettura. Il supporto musicale sarà garantito dall’ensemble orchestrale del Cenacolo Musicale, con la Direzione di Riccardo Doni, noto esperto del repertorio barocco e attento alla formazione delle nuove generazioni.

Aci, Galatea e Polifemo è una Serenata a tre voci composta da G.F.Händel nel 1708, durante il suo soggiorno napoletano, su libretto dell’abate napoletano Nicola Giuvo. L’opera fu commissionata da Donna Cecilia Capece, Principessa di Squinzano, per le nozze del Duca di Alvito con Beatrice Sanseverino ed è volta a tessere le lodi della fedeltà matrimoniale.
Stilisticamente la serenata si cala nel particolarissimo contesto espressivo dell’Accademia dell’Arcadia, fondata a Roma dopo la morte di Cristina di Svezia da un circolo di letterati con l’obiettivo di creare un nuovo stile poetico in antitesi agli artifici del Seicento e volto piuttosto a prendere a riferimento ed esaltare la semplice vita dei pastori, in nome di un ideale di classicità e razionalismo.
Dal punto di vista vocale l’opera richiede particolari capacità tecniche ed esecutive e mette alla prova soprattutto la voce del basso per il quale Händel ha scritto una delle più difficili e impegnative Arie del repertorio barocco, con una melodia che si dispiega a salti vertiginosi in un’estensione di due ottave e mezza. Ma anche le voci femminili devono dimostrare particolari doti nei ricami delle colorature e nell’intensità espressiva, alla ricerca costante della bellezza melodica e delle raffinatezze ornamentali.