ideazione Eleonora Paris e Irene Serini
regia Irene Serini
drammaturgia Eleonora Paris
con Alessandro Balestrieri, Eleonora Paris, Irene Serini
direzione tecnica Alessandro Balestrieri
video e suono Andrea Centonza
assistenza alla regia Francesca Repetti
sguardo esterno Virginia Landi
consulenza filosofica Raffaella Colombo
produzione Teatro della Caduta e Z.I.A. – Zona Indipendente Artistica con il sostegno di IfPrana e Qui e Ora residenze teatrali
Lo spettacolo inizia con un omicidio: l’uccisione dell’uomo che, nell’antica Grecia, ha scoperto l’esistenza dei numeri irrazionali. A raccontarcelo sono Numero 0, Numero I e Diagonale, tre figure, tre funzioni che attraversano diverse epoche, dall’antica Grecia fino ai giorni d’oggi per indagare il rapporto con la parte irrazionale che c’è dentro ognuno di noi. Tra numeri aritmetici e numeri da cabaret, le tre figure si ritrovano avviluppate dentro ragionamenti estremamente logici e al tempo stesso estremamente assurdi guidandoci in quel luogo di confine tra la ragione e l’irrazionalità. Numero 0 e Numero I si trasformano poi in Leibniz e Sophia, un giovane filosofo e una donna aristocratica di mezza età, in un allucinato interno borghese dove è contemporaneamente il 1696 e 2025. Qui nel bel mezzo della notte, i due si ritrovano a bere un tè per placare le inquietudini interiori che impediscono loro di dormire. In questa strana notte, per la prima volta, Leibniz e Sophia scoprono la loro parte più vera e vulnerabile, tra confessioni e incontri inaspettati. Mentre fuori il cielo albeggia, Numero 0 e Numero I e Diagonale tornano in scena per interrogarsi sul migliore dei mondi possibili. Come in un quadro barocco, moltiplicano i punti di vista e ci fanno seguire per un attimo infiniti Leibniz e infinite Sophia che cercano, al di là del tracciato, una strada verso la felicità.
LEIBNIZ. Uno spettacolo barocco nasce dal tentativo di fare luce sulla parte oscura e irrazionale che abita in noi, spesso rimossa prima ancora di essere compresa (C.G. Jung). Riappropriarsene significa non esserne succubi e non lasciare che capitalismo e populismi sfruttino questa mancanza.
Gottfried Wilhelm Leibniz, filosofo e matematico razionalista, è uno dei massimi esponenti del pensiero barocco. Credeva profondamente nella ragione e immaginò un linguaggio artificiale fondato su assiomi, capace di risolvere i conflitti attraverso il calcolo: una sorta di intelligenza artificiale ante litteram. In lui ritroviamo la nostra fiducia nel progresso e nella ragione, ma anche il loro possibile fallimento.
Leibniz è uno spettacolo barocco perché nasce da un’epoca di crisi e trasformazione, non lineare ma fatta di pieghe, contraddizioni, luce e oscurità. È uno spettacolo scomposto che ci invita a scomporci e ricomporci, per scoprire che, se forse non esiste il migliore dei mondi possibili, esistono comunque migliaia di mondi possibili ancora da svelare.