Questo dramma didattico, il più famoso e rappresentato tra quelli brechtiani, è un apologo sulle conseguenze nefaste dell’assuefazione al pregiudizio.
Il pregiudizio può rendere l’uomo cieco, ostinato e ottuso. Ma l’assuefazione al pregiudizio può condannarlo alla solitudine, al sospetto, alla paura e alla follia che porta alla violenza.
Ma la patologia umana del singolo individuo può rivelarsi la stessa del sistema che governa l’intera società, e qui il cerchio si chiude con l’assoluzione del colpevole e la sconfitta dell’innocente.
Il sistema difende se stesso a scapito della ragione e del più elementare senso di giustizia.
‘In questo tempo di ordinato disordine, di meditato arbitrio, di umanità disumanata’ dice Brecht riferendosi ai suoi anni, ma oggi, in virtù di ciò che vediamo accadere intorno a noi, questa parabola ci sembra risuonare amaramente attuale. Ed è proprio grazie alla semplicità del suo schema drammatico elementare, che la profondità del pensiero che la ispira può arrivare a colpire ancora e con forza il cuore e la mente dello spettatore.
Quella che presentiamo è una versione fedele all’impianto originale del testo, riscritta attraverso il lavoro delle prove dal gruppo dei giovani attori diplomati alla Civica Accademia d’Arte drammatica Nico Pepe. Una nuova tappa di un percorso di collaborazione che il direttore artistico del Miela Massimo Navone ha intrapreso con alcune delle scuole di teatro più prestigiose del panorama nazionale per favorire la specializzazione delle nuove generazioni di attori, registi e autori.
Il confronto con i grandi classici del teatro attraverso i linguaggi espressivi della contemporaneità è il filo rosso che lega queste esperienze.
Lo spettacolo è adattabile sia per palcoscenico che per spazi non teatrali. Le specifiche tecniche e il costo verranno concordati in funzione del luogo della rappresentazione e delle dotazioni tecniche già eventualmente presenti nello spazio.